Il Progetto

Brisighella Project è un progetto educazionale sulla salute cardiovascolare che si fonda sulle evidenze scientifiche e i risultati di Brisighella HEART Study, lo studio osservazionale che, per continuità e significatività, rappresenta uno dei più longevi ed evoluti casi mai esistiti al mondo di monitoraggio longitudinale di una popolazione.

Lo studio, iniziato nel 1972, è portato ancora oggi avanti grazie all’impegno del Prof. Claudio Borghi con il coordinamento del Dott. Sergio D’Addato e di tutto il suo Team dell’università di Bologna.
I risultati conseguiti e il grande valore scientifico, hanno fatto sì che il piccolo comune romagnolo di Brisighella venisse preso d’esempio da tutta la comunità scientifica portandolo alla ribalta a livello internazionale.

Brisighella Project vuole alimentare l’adozione delle buone abitudini che hanno consentito ai cittadini del piccolo comune di cambiare stili di vita migliorando la gestione delle patologie cardiovascolari.
Tutto questo è raccontato proprio dai chi lo ha vissuto in prima persona attraverso video, consigli e un gioco – Brisigame – che dà la possibilità di “fare salute” in maniera semplice e divertente senza trascurare approfondimenti e contenuti a cura degli esperti medici.
Gioca e impara quali sono le scelte giuste da fare ogni giorno per vivere la tua vita a tutto cuore.

Prof. Claudio Borghi
Cattedra di Medicina Interna, Università di Bologna
Policlinico S.Orsola-Malpighi - Bologna

Come è nato lo studio.

Lo studio di Brisighella, inizia nel 1972, quando l’epidemiologia delle malattie cardiovascolari era ai primi passi. In realtà, alcune esperienze storiche in campo cardiovascolare erano già incominciate come lo studio di Framingham ed il Seven Country Study che si ponevano l’obiettivo di trovare una correlazione tra le malattie cardiovascolari e alcune caratteristiche particolari presenti nella popolazione e che sarebbero poi state identificate con il termine attuale di “Fattori di Rischio cardiovascolare”. La peculiarità dello studio di Brisighella fu quella di incentrare la ricerca oltre che sul ruolo della ipertensione, che già stava accumulando evidenze, sui alcune caratteristiche del profilo lipidico e sullo stile di vita della popolazione. In particolare i fattori di rischio lipidici erano, allora, solo in fase di definizione preliminare (non si parlava ad esempio di colesterolo HDL) e tutta da definire era la loro correlazione con lo sviluppo e la prognosi delle malattie cardiovascolari. Si iniziava solo allora a parlare dell’ipotesi lipidica dell’aterosclerosi, che nasceva dall’avere osservato la presenza di placche occludenti nelle arterie il cui sviluppo e progressione sono stati progressivamente spiegati negli anni a venire soprattutto dopo l’avvento dei farmaci ipolipemizzanti dapprima i Fibrati e quindi le Statine, che hanno dimostrato non solo che le placche potevano essere arrestate nella loro crescita, ma anche la possibilità di una regressione delle stesse a seguito della riduzione dei livelli di colesterolemia. Inoltre erano poche le evidenze, che la modifica dello stile di vita potesse influire sugli eventi cardiovascolari. Il Professor Descovich ebbe quindi l’idea, sicuramente pionieristica, di dar vita ad uno studio epidemiologico, tutto Italiano che verificasse la correlazione tra i fattori lipidici, ipertensione arteriosa, parametri antropometrici e abitudini di vita (alimentazione e attività fisica) e le malattie cardiovascolari. Lo studio fu progettato sin dall’inizio come una osservazione a lungo termine con controlli nel tempo dei soggetti partecipanti e con il monitoraggio della morbidità e mortalità della popolazione. Tutto questo si rese possibile grazie ad una stretta collaborazione, sino ad allora mai sperimentata, con l’amministrazione pubblica del Comune di Brisighella che, in particolare, nella persona dell’allora Sindaco Egisto Pelliconi, dimostrò una lungimiranza non comune mettendo a disposizione il supporto logistico e amministrativo per l’iniziativa. Allo studio contribuirono inoltre i Medici dell’Ospedale e in particolare i medici del territorio che compresero da subito il valore della l’iniziativa come una prerogativa unica per i miglioramento della salute dei loro assistiti.

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Altro aspetto antesignano dello Studio di Brisighella fu la verifica della possibilità che un programma di intervento che coinvolgesse tutta la popolazione, compresi i bambini delle scuole, potesse tradursi in una inversione dell’andamento negativo dei fattori di rischio misurati. L’intervento si articolò principalmente su modifiche dello stile di vita della popolazione, promuovendo sia un’alimentazione più “sana” (senza però allontanarsi dalle tradizioni culinarie della Romagna) sia l’aumento dell’attività fisica nei soggetti sedentari. Per realizzare questa ambiziosa parte del programma si decise di trasformare i bambini stessi in promotori di salute all’interno della famiglia con una scarto antecedente di almeno 30 anni rispetto a programmi analoghi sviluppati ai giorni nostri.

Questo intervento ha prodotto notevoli risultati non solo in termini di riduzione del livello dei fattori di rischio ma anche in termini di riduzione di mortalità. Su questa base di reciproca fiducia tra “Quelli di Bologna” e la popolazione di Brisighella, lo studio ha continuato a crescere ed implementarsi seguendo quello che la ricerca proponeva con la intenzione di essere sempre un passo avanti alle malattie cardiovascolari, per tagliare loro la strada nel caso volessero investirci.

In particolare, oltre ai parametri esaminati all’inizio, si sono esaminati altri parametri laboratoristici (es. la lipoproteina (a)) contribuendo alla loro identificazione quali determinanti del rischio cardiovascolare. A questo si sono aggiunte nuove metodiche di indagini strumentali es. la misurazione della Stifness arteriosa, anch’essa anticipando i tempi.

Alla luce del panorama di ricerca attuale una nuova sfida è stata lanciata al Progetto Brisighella. Nel 2008 è iniziata la raccolta del DNA nella popolazione e promossa la creazione di una biobanca che ad oggi risulta costituita da più di 2000 campioni. Le biobanche sono istituzioni che raccolgono e conservano campioni di sangue, DNA, tessuti, cellule e informazioni cliniche, sono uno strumento essenziale per lo sviluppo di nuovi farmaci e metodi diagnostici innovativi. La BHS-BB (la biobanca creata all’interno del Progetto Brisighella), al pari di altre biobanche italiane, partecipa con entusiasmo a questa iniziativa con l’obiettivo di incrementare il numero dei campioni conservati, migliorarne la qualità, ridurre la frammentazione, garantire ai ricercatori europei l’accesso ai campioni, nel pieno rispetto dei diritti dei donatori.

Lo studio è stato inserito nel corso del tempo in vari programmi di ricerca nazionali e internazionali:

  • Multicenter Italian Study on Cholelitiasis (MICOL)
  • WHO European Risk Factor Co-ordinated Analysis (ERICA)
  • Risk Factors and Life Expectancy Project
  • WHO Countrywide Integrate Noncommunicable Disease Intervention (CINDI)
  • RISKARD 2000
  • RISKARD 2005
  • DIAL-ER Advanced Diagnostic Support in Lipidology (ADSL) – Emilia Romagna project.

Lo studio tutt’ora continua, così come continua la grande collaborazione tra l’Università, l’amministrazione pubblica e l’Azienda USL e i Medici di medicina generale.

Questo gioco, nasce quindi da un’esperienza veramente vissuta e si fonda su basi scientifiche solide e condivise e offre la possibilità di “fare salute” in una maniera semplice e divertente.

Dott. Sergio D'Addato
Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche, Università di Bologna
Policlinico S. Orsola-Malpighi - Bologna

La scelta di Brisighella.

Lo studio Brisighella nacque nel 1972 per iniziativa del Prof. Giancarlo Descovich. La scelta cadde sul Comune di Brisighella situato vicino a Faenza, perché la popolazione risultava omogenea, si erano conservate intatte le tradizioni alimentari locali ed erano, allora, pressoché assenti i fenomeni d’immigrazione. Tra i determinanti la malattia aterosclerotica si riteneva allora avere una grande importanza lo stress. Ne era derivata la necessità di verificare l’impatto di situazioni stressanti croniche sui delicati meccanismi omeostatici. Pertanto si decise di prendere in considerazione il fenomeno del "pendolarismo" molto diffuso a Brisighella, quale causa di stress cronico.

Obiettivo dello studio che venne inquadrato come epidemiologico longitudinale, era quello di verificare quali fattori ambientali, costituzionali (antropometrici), genetici (metabolici e non metabolici), fossero responsabili delle principali malattie su base aterosclerotica, e quali fossero modificabili.